mercoledì 22 aprile 2009

Gomorra. E l'ottavo giorno dio disse :"dio non esiste"

N.B. : Ho scritto questa specie di recensione solo perché delegato involontariamente da Aldo Gianfrate in questo post. Mica penserete che il nostro sia un lavoro redazionale coordinato?

ETICA: E CHE E'?


Devo dire la verità: non ho letto Gomorra di Saviano. Non ne ho avuto possibilità o forse voglia. Il fatto è che anche in quel caso la mia snobbitudine ha prevalso. Ok, Gomorra sarà una bomba. Ok, scardinerà tutti (o gran parte) dei meccanismi della camorra dall'interno. Ok tutto quanto.
Il problema è mio. Il problema è che Gomorra viene pubblicato dalla Mondadori e il sillogismo parte al volo: Mondadori=Berlusconi=Come diavolo si può fare denuncia da quel pulpito portando soldi all'uomo che più di tutti ci ha instillato la cultura dell'altro sillogismo "Furbizia=Intelligenza"? Lo so, avessi la testa più addentro la sabbia riuscirei a leggerlo tranquillamente. Ma, se mi è permesso, in questo caso i soldi a B. non voglio darglieli. E la colpa è di Saviano (o del suo agente).

GARRONE

Con Garrone, invece, il mio rapporto è diverso. L'ho conosciuto anni fa con "L'imbalsamatore",
film epidermico, riflessivo, girato (come anche il successivo "Primo Amore") coi controcazzi. E allora, quando ho visto il cartellone pubblicitario che l'anno scorso annunciava l'uscita di Gomorra diretto dal regista romano, un grosso "Cazzarola" si è materializzato al centro del mio cervello.


VISIONE RITARDATA

Non sono però andato a vederlo al cinema. Ho aspettato un bel pò, anzi. E alla fine, me lo sono visto solo qualche giorno fa. Non chiedetemi perché. Una visione ritardata, però e d'altronde, è pur sempre una visione.

IF THEY (DON'T) MOVE, KILL'EM

Gomorra il film mi è piaciuto un sacco. Devo dirlo. Le cinque storie non si intrecciano mai eppure sono come le facce di una stessa, lurida medaglia
. E Garrone è tremendamente bravo a non esprimere giudizi, a tenersi fuori. Ma, nonostante tutto ciò, la cosa che più mi è piaciuta di Gomorra è l'ambiguità della telecamera. Mi spiego: per molto tempo ( e forse ancor'oggi) il cinema si è dibattuto - come molte delle arti - tra realismo e trasfigurazione soggettiva della realtà. E', per farvi capire, la stessa differenza che passa tra un film di Rossellini (o del Dogma) e Lynch.
La scelta più semplice, per i realisti, è spesso la telecamera fissa: un occhio immobile come quello di un microscopio su una realtà che viene ripresa come fosse "in vitro".
Ecco, Gomorra agisce in maniera, come detto sopra, ambigua. Garrone sguazza privo di fissità - anzi, sembra abbia l'argento vivo addosso - tra quei volti (vedi il dialogo tra Maria e Don Ciro), e sembra creare perfettamente un dipinto tra la realtà cruda della camorra e il suo lato interiore e quasi spirituale: il male, quello che forse avrei fatto meglio a scrivere con la "m" maiuscola. In questo modo Garrone fa tre cose (cui ne seguono altre due): 1) ci fa vedere la realtà di quei luoghi e di quei personaggi, 2) ci fa sentire il lezzo della cattiveria, della decadenza, la loro parte sensoriale e quasi spirituale (in un luogo in cui non sembra esservi proprio spazio per alcun dio), immaginifica e 3) riesce, come già detto sopra, a trasmettere tutto ciò senza dare un minimo di giudizio, e dunque a sua volta 1) evitando di cadere nei moralismi e nella retorica e 2) delegando chi guarda a giudicare o non giudicare. Riuscire a portare a termine tutte queste operazioni senza sfilacciamenti narrativi è semplicemente eroico.

FUN

Ma, escludendo le elucubrazioni di cui sopra, Gomorra è bello anche perché è un film teso
, che si segue facilmente, e che regala delle sequenze davvero fantastiche (menzionarle tutte qui mi sembra impossibile e inutile). Dunque, Gomorra: sia cervello, che cuore, che stomaco, che buco di culo. E questo è quanto.



Andrea Macrì


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