venerdì 3 aprile 2009

Io e Vasco: un atto d'accusa/amore in tre parti - n° 2


PASSATO PROSSIMO (e meno)

E insomma, nel 1998 Vasco Rossi pubblica "Canzoni per me". E' l'inizio del successo, quello vero, quello degli stadi stipati fino ad esplodere, dei soldi (quelli veri), degli ordigni schiaccia-classifiche, dei "ma dove vai" e dei "la-lala-lala-la-la". Il pubblico cresce a dismisura, la qualità precipita.
Mi capita di andare a fare un ferragosto in montagna con famiglia ed amici di: all'improvviso, mentre facciamo una sosta in qualche piazzola, e noi sbarbati scendiamo a giocare, un ragazzino di una delle famiglie (ben inteso: uno di quelli che ai tempi, per essere al centro dell'attenzione, si lanciava in storie iperboliche la cui veridicità era poco confermabile) si mette a canticchiare "Quanti anni hai". Ora, io non sono chissà quale fan sfegatato di Vasco, ma sentire quel ragazzino (un buzzurro della peggior specie, uno che oggi riesce a combinare nella sua integerrima persona sia la gentilezza dell'attaccabrighe che la cattiveria della vecchia zitella acida) mi causa qualche problema.

IRREGOLARE

Il problema non è il fatto che il ragazzo odioso canticchi quella canzone: questa è la democrazia. Il problema sono io: se dò così tanta importanza alla musica, se già a quell'età vedo come inscindibile orecchie e cuore, allora come ho fatto a pensare per un attimo solo che Vasco avrebbe potuto essere diverso? Diverso dai Take That, dalle Spice Girls (N.b.: ecco da dove deriva la definizione di WANNABE di Aldo Gianfrate), dai Cranberries, dagli (ho paura solo a scriverlo) Aqua? Mi ero sbagliato di brutto. Qualche giornalista sportivo ora direbbe: "Per Macrì il colpo è troppo duro".

IDOLI

Il fatto è che a quell'età una persona (o quantomeno la mia) ha bisogno di guide, di un Altro che ci aiuti a definire il Noi. Insomma, idoli. Roba di marketing e di spirito. Poster e sostanza. Spillette e viscere. E dagli idoli, o almeno dalle guide, ci si aspetta coerenza. Immaginate cosa succederebbe se domani il papa dicesse: "Cari ragazzi, mi sa che ci siamo sbagliati. Questa di dio era tutta una storiella. Andate a casa a copulare"?
Che poi tale coerenza sia a volte puro conservatorismo da parte dei sostenitori, è vero anche quello. E da questo punto di vista, non mi considero uno col paraocchi (vedi quanto scritto qui - dovete però scendere un pò in basso - sugli Afterhours). La cosa brutta non è che un cantante o uno scrittore firmino un contratto milionario con una major. La tragedia, la vera tragedia, a mio modesto modo di vedere, è un'altra.

PER TE

E' l'incapacità di mantenersi integri. Attenzione, non coerenti. Integri. Voglio dire: una volta raggiunto il suddetto contratto, NON divenire l'antitesi di ciò che si era, spinti da un famelico appetito a pensare esclusivamente al conto in banca. In una sola frase, continuare a lavorare PER TE, artista, e non per i palati di un pubblico che prima era di quattro gatti e ora conta anche le casalinghe (con tutto il rispetto e l'affetto per le casalinghe) tra le sue fila. Perché è te, artista, che noi ammiriamo, non la parte di te che è più simile al venditore o, santo iddio!, al predicatore (la famosa sindrome di Bono - in italiano, virus Jovanotticus). E ciò non significa che tu non possa passare dal metal al pop, per carità, non è questo. E' solo la sacrosanta pretesa, da parte del pubblico, di vederti fare ciò che davvero "senti". Se non te la senti (vedi U2), facci un favore: levati dai coglioni. Perché coprire col marketing la puzza di truffa è come il citazionismo non dichiarato/copiare: qualcuno ti beccherà sempre.

(fine seconda parte)



Andrea Macrì


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2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Per la cronaca. Non sono molto felice che passi questa idea sulla mia definizione. Che deriva dalle canzoni delle spice girls, dico. WANNABE, dico. Sono pure una più cesso dell'altro..

    bah.

    AG

    p.s.: che non si ripeta. Notizie false e tendenziose...

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