giovedì 26 marzo 2009

gummo, o della spazzatura bianca e pre-napoletana



uno dei film più sconvolgenti della storia (tanto che ancora oggi il giudizio su di esso sta tra il capolavoro e la ciofeca gratuita) si apre con le immagini in 16mm dell'uragano Gummo e di una cittadina, Xenia nell'Ohio, accompagnate dalla voce fuoricampo sofferente e rauca di uno dei piccoli protagonisti.
personalmente, la prima volta che vidi Gummo ne ero un pò spaventato, perché ne avevo sentito parlare come di un film schifoso, raccapricciante. E, in effetti, per molti tratti lo è: ragazzini che passano il tempo a cercare gatti da uccidere e rivendere a ristoranti o a sniffare colla, ragazzine che vivono in case senza genitori e il cui tempo viene speso a radersi le sopracciglia (ed ho omesso altre scene più pesanti...). birre. omosessualità giovanile. decadenza totale. solo che Gummo è un pò più di questo: privo di un filo logico che unisca le vicende dei personaggi (it's postmodernism, baby), il regista Harmony Korine si concentra sul descrivere la vita del luogo e di chi ci vive seguendo sia le vicende "interessanti" che i tempi morti, in cui non avviene nulla e in cui la sensazione di esser quasi di fronte ad un documentario sull'american white trash è forte. Gummo.
personalmente, a volte la visione è insostenibile (un semplice farsi il bagno diviene pura anticipazione delle discariche urbane odierne) ma ne vale la pena. "un'esperienza", si potrebbe dire. Gummo è un'esperienza. da non guardare se si preferiscono i film di Vanzina, Gummo è una sfida. una sfida a far rabbrividere lo spettatore senza gettare una goccia di sangue. e qui per lo spettatore stesso non c'è identificazione possibile con alcun personaggio: Korine sembra quasi un entomologo che illustra a noi, suoi entomologi praticanti, un mondo con distacco, distacco che viene colmato dalla crudezza di alcune scene (che a volte fanno BAM e ti si conficcano nel cervello per il loro "squallore").
più che "guardatelo" mi viene da dire "provatelo". una cosa è certa: Gummo mi dà l'idea di essere un film in cui la messa in scena, la finzione, quasi non esistono, e che quella che ci passa davanti agli occhi non è altro che la vita. deplorevole e schifosa quanto si vuole, ma pur sempre la vita.
e questo è quanto. un saluto

Andrea Macrì


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