
ok. per me era il più grande. per me.
e questo è solo un omaggio. giusto per chiudere un cerchio con Foster Wallace.
ANCORA UN ALTRO ESEMPIO DELLA POROSITA' DI CERTI CONFINI (XI)
Neanche tanto Andrea Macrì.
3C - Cinema Concerti Calcio
---------Filosofia del Blog---------
!!!!! Nuovissimo SPECIALE PRIMO MAGGIO dal titolo: Non solo Vasco. In continuo aggiornamento !!!!!
lunedì 30 marzo 2009
foster w: un omaggio
Io e Vasco: un atto d'accusa/amore in tre parti - n° 1

Sarò sincero: io da ragazzino ascoltavo Vasco Rossi. E mi piaceva.
PASSATO REMOTO.
Non so perché, ma a me gli irregolari hanno sempre attratto. E quei pochi irregolari del mio paese (un ridente villaggio poggiato su un deserto culturale) che vedevo da bambino hanno sempre scatenato il mio interesse.
Quando poi ne vidi uno con la t-shirt di Vasco, ne fui incuriosito(forse perché era l'unico nome che riuscissi a ricordare, essendo italiano). C'è da dire che a quei tempi Vasco era sì conosciuto, ma la sua immagine da rockettaro non era ancora stata scalfita (almeno per quanto posso ricordare) dalle produzioni dell'ultimo decennio, produzioni che, alle mie orecchie, risultano particolarmente brutte. Se ci penso oggi, mi chiedo: come diavolo ho fatto ad ascoltare Vasco Rossi? E, cosa peggiore, come diavolo ho fatto a considerarlo "irregolare"?
PRIMO ACQUISTO.
Era il 1996. Io avevo 11 anni. Era Gennaio, ne sono praticamente sicuro. Non avevo il lettore cd in casa, così, se volevo ascoltare musica (come si deduce da questo mio post precedente), dovevo acquistarla in cassetta. Ma siccome vivevo, ve l'ho detto, in un deserto culturale (che dunque non aveva negozi di dischi), tali acquisti dovevo farli a Cosenza, quando ci andavo coi miei genitori (e sono 50 chilometri). E così, feci lo sforzo per "Nessun pericolo... per te". E mi piacque. Devo dirlo. Mi piacque un sacco.
PICCOLA PARENTESI POLITICA.
Vasco Rossi è un personaggio che ha (almeno in apparenza, che comunque oggi è tanto) una grande importanza nel panorama della musica italiana: muove un sacco di soldi, è uno di quei musicisti che vengono intervistati nei Tg (vedi il pacioccone Mollica), ed ha un'influenza su un bacino d'utenza che, quanto meno, è da definire significativo. Ed è anche uno di quei volti mediatici per cui molti si sentono di mettere in correlazione numero di dischi venduti ( o comunque di fatturato) con qualità dell'offerta musicale proposta. Molti dei fan di Vasco (o, quantomeno, quelli che ho conosciuto io) vi citeranno - come prove a sostegno della grandezza del rocker di Zocca - i "numeri" attorno a lui. E' un pò la giustificazione (in questo caso coi voti) che utilizza il governo B. per sostenere iniziative che risultano almeno discutibili ad una parte dell'opinione pubblica. (questo paragrafo non è basato su dati statistici).
RITORNO AL PASSATO REMOTO.
Di "Nessun pericolo.. per te" mi colpì la copertina. Le lettere del nome "Vasco", in rosso, giustapposte a mò di triangolo, su sfondo nero. E dentro ci sono pezzi niente male, come "Un gran bel film", "Gli angeli" o "Sally". Un buon disco di rock genuino: onesto, mi verrebbe da dire. Epperò ora, chissà perché, mentre riascolto pezzi sparsi di 'sto disco da Youtube, tengo il volume basso perché un pò me ne vergogno (che cretino che sono - infatti ora alzo). Eh sì, perché dopo tutti questi anni, ascoltare Vasco è per me quasi un segno di disprezzo nei confronti delle cose in cui credo. Sta a vedere che 'sto pomeriggio sarà un altro di quei casi in cui ciò in cui si crede e ciò che si fa vanno per i cazzi loro...
(fine prima parte)
P.s.: video scelto proprio per la sua mancanza di immagini. Quel suo mulinare di braccia proprio non lo sopporto. Concedetemelo.
Andrea Macrì
domenica 29 marzo 2009
Le storie dei Modena City Ramblers - Alpheus, Roma (27 Marzo 2009)
Questo post non avrei voluto farlo. O meglio, non voglio farlo ora. Ma devo. Per diversi motivi. Perchè ho promesso a me stesso che avrei aggiornato questo blog, quasi ogni giorno, e che avrei lottato contro la mia cronica tendenza ad abbandonare troppo presto le cose che mi piacciono. Il mio scorso blog è un lampante esempio. Abbandonato dopo tre (e dico TRE!) post. Eppoi perchè, se decidi di fare un blog che parla di cinema, concerti e calcio (e considerando che il cinema lo odio - ne riparleremo - e a parlare di calcio faccio ancora molta fatica) bè, una volta che vai a vedere i Modena City Ramblers all'Alpheus che fai? Non ci scrivi un post? (l'avevo anche anticipato)
Si. Ma non è facile. Doverne parlare senza conoscerli a fondo, i Modena, quando venerdì, al Alpheus (bruttissimo) c'era una folla molto eccitata di gente (bellissima) che saltava e pogava. Tutti piuttosto contenti di essere lì. Ecco perchè questa premessa è importante. Qualche fan della prima ora che passasse da queste parti (si, magari) griderà all'eresia, ne sono certo. Qualcuno che di musica ne capisce potrebbe offendersi, ovvio. Ma me ne infischio e giudico (non borbottando) le canzoni di un gruppo che non ha bisogno di troppe spiegazioni. (Accontentatevi del sito ufficiale.)
Le loro canzoni, dicevamo (e finalmente, dicevate). Le loro canzoni sono inni. E dio sa quanto ami gli inni. Inni da cantare. Pardon, urlare, sennò che inni sarebbero? E sono stati urlati. Dall'inizio alla fine, per due ore buone (!!!). Inni da ballare. Lo stretto (e caldissimo) alpheus schiacciava la folla di folli danzanti e saltanti al ritmo di un flauto. Un flauto, sì. Quanto può far ballare un flauto? a quanto pare molto, e non me l'immaginavo.
Le canzoni, dicevamo (...e basta, dicevate). Le loro canzoni sono storie. Storie di difficoltà e sudore nelle quali se ne sente l'odore. Non sembra una cosa piacevole: non lo è. Storie di gente normale e dei suoi sogni. Storie di una terra fantastica, il sud, che fatica a prendere il volo. Storie dure, durissime, su melodie delicate. Che bello.
Storie di ideologia. Anche. Ma che importa se l'eleganza e la classe hanno la meglio? Quando c'è passione e buon senso, il pugno alzato ai saluti dà un po' meno fastidio.
Aldo Gianfrate
Questa è Clan Banlieue,non è la più rappresentativa, ma mi piace. Chi vive in un paesino sperduto, come me, a 20 anni sogna di andarsene, questa canzone parla proprio di questo...
venerdì 27 marzo 2009
Après La Classe...un' esplosione di vita

Ho conosciuto questo gruppo relativamente tardi ma non così tardi da poter apprezzare la loro travolgente musica. Già, quando ascolto ogni loro canzone salgono alla mente un po di ricordi, la voglia dell'estate che la loro musica rimembra, il ritmo esplosivo che ti trascina e non può non farti ballare, e il Salento, terra stupenda, piena di vita, la culla e il luogo dove tornare...
Il mio non vuole essere un modo per pubblicizzare questa band, dato che di pubblicità non credo ne abbia bisogno...ma semplicemente un occasione per parlarvi di loro e di ciò che per me sono.
Gli Après La Classe sono un gruppo salentino in toto e la loro musica è la rappresentazione di quell'unico storico e culturale che è la loro terra di provenienza. Hanno iniziato diversi anni fa a produrre musica e il loro primo album esce nel 2002 Après La Classe. Il disco fotografa da subito l'impronta stilistica degli ALC: la loro voglia di divertirsi e di far divertire. All'interno una rilettura divertente in chiave ska di Ricominciamo firmata da un singolare salentino(Riccardo Pappalardo); il segno della tradizione( le radici sonore affiorano in brani come Lu Rusciu te lu mare e Kalinifta – quest’ultimo in grico salentino) mentre, la canzone Lu sule, lu mare, lu jentu,( una delle mie preferite, troppo bella!) che riprende un tradizionale motto per indicare il Salento, è dedicata proprio alla penisola salentina e vede la partecipazione di Caparezza, anch'egli pugliese.
Con questo primo disco, la band è riuscita a farsi conoscere e apprezzare in tutta l'Italia. Così nel 2004 esce un nuovo album, Un Numero, che preceduto dai singoli Sale la febbre e A fiate, conferma, con ancora più forza, lo stile eclettico degli Après La Classe. Nel disco, la band pugliese mette insieme 13 tracce dalle mille sfaccettature sonore che spaziano dal reggae-rock all’elettronica, dal folk moderno al raggamuffin e al dub, facendo convergere la loro musica in una sorta di "patchanka" tutta italiana. Le canzoni di questo disco sono una vera esplosione di energia, un insieme di vivaci quadri contententi le paure e le speranze di tanti ma permeati dal vigore di chi sente la forza dentro di se e soprattutto un incredibile ottimismo della vita... Simu li pacci, che riprende il percorso intrapreso dai sue singoli, dà spazio a una tematica sociale, l’abuso di psicofarmaci che riducono l’uomo a un vegetale, ricordando che in fondo “simu li pacci quistu diciti vui, ma simo chi normali te tutti quanti vui...
Luna Park è un nuovo capitolo di un percorso musicale in bilico fra energia e intimismo.Qui affiora la maturità degli Apres la Classe: la sarcastica attenzione ai fatti moderni (La grande mela), si mescola con perfetto equilibrio alle romantiche e sognanti melodie impreziosite dalle liriche in francese (et un ete ancore); e ancora il riferimento alle radici salentine, suggellato dalla collaborazione con i Sud Sound System (Marie), il tutto ben armonizzato dalla coinvolgente giocosità di una danza intrigante (La leggenda dell’oro)…sotto il sole e sotto la luna...
Ora gli ALC dopo aver terminato il loro tour stanno lavorando al nuovo album che sarà in uscita ad ottobre... si spera!!
Savino Di Luna
Qui gli Après in Lu sule, lu mare, lu jentu al primo maggio a Roma
quelle dita come ragni



-... insomma, com'è cominciato?
- guarda, alcuni pensano sia stato negli anni '50, tipo l'esibizione di Elvis all'Ed Sullivan Show (oppure Hound Dog). roba legata a Gioventù bruciata, James Dean, Marlon Brando, il dopoguerra e la ripresa economica.
- cazzo c'entra il dopoguerra col rock?
- nel dopoguerra l'economia americana sta alla grande, dunque i genitori hanno più soldi, dunque i giovani possono avere un'auto, e nelle auto ci sono sia radio che sedili posteriori per fare un pò di ginnastica. capito?
- ah-ah. in pratica hanno i soldi per divertirsi.
- eh. ma non vogliono più divertirsi con la roba di mamma e papà, Sinatra e That's amore. Vogliono cambiare. ed Elvis qui ci casca proprio a fagiolo...
- capito.
-... e vederlo cantare, ma soprattutto ballare, come uno di colore, sembrò essere una mano che bussava nelle loro teste e diceva "potete farlo anche voi".
- come uno di colore? e che c'entra?
- devi capire che allora esisteva una divisione razziale anche nelle classifiche. c'era quella R'n'B se eri di colore e Country se eri bianco.
- ma và...
- eh già...
- e quindi? che dicevi?
- ah sì. insomma, il rock nasce a metà del '900, ma la sua forma era già bella e pronta.
- il blues?
- già. quei poveri figli d'Africa che cantavano di schiavitù, che era stata abolita a parole il secolo prima, ma che era ancora bella diffusa.
- ti seguo.
- e insomma, c'erano i bluesmen, 'sti tipi incredibili che parlavano di schiavitù ma anche di amore, con una chitarra acustica e un tempo che non s'era mai sentito prima.
- insomma? arrivi al punto?
- ci arrivo. a un certo punto spunta fuori 'sto tipo, Robert Johnson si chiama, che cambia le cose, suonando con una tecnica pazzesca, e mettendo nei brani anche la paura, il mistero, il rancore verso una donna, e il suo amico diavolo.
- se cominci con le cazzate sataniste, dimmelo che scendo al bar a leggere il Messaggero.
- che cretino che sei! il diavolo perchè si dice (e tutti quelli che hanno conosciuto Johnson lo confermano) che da un giorno all'altro sto tipo passa dall'essere uno che suona la chitarra come la suoni tu..
- grazie eh.
-.. all'avere una tecnica pazzesca. diventa fonte di imitazione, capisci? e viene fuori che abbia fatto un patto col diavolo ad un incrocio, una notte. lo vedi anche in quella parte di Fratello, dove sei?.
- ho capito.
- e lui non fa nulla per smentire la leggenda, che naturalmente si autoalimenta. e diventa grossa, bella grossa. diviene un fiume. e scorre sotterranea fino ai giorni nostri, e tocca tantissimi rockettari. chi ti posso dire? ah, ecco. per Keith Richards degli Stones Robert Johnson è praticamente dio.
- ho capito.
- ho capito che hai capito.
- che simpatico
- poi, di lui esistono solo una cinquantina di registrazioni, roba degli anni trenta.
- roba da dancefloor, quindi...
- tu hai una caciotta al posto delle terminazioni nervose.
- che?
- niente.
- ma perché sto post è intitolato così?
- perché è una cosa mia. in pratica, di Johnson esistono solo due foto. e una di queste, quando l'ho vista, mi ha fatto pensare che le sue dita sembravano una tarantola, poggiata sul manico della chitarra.
- che romantico! abbiamo un poeta tra di noi.
- chiudi il becco!!!
Andrea Macrì
Wazzup in Rome? - Concerti 27 Marzo a Roma

Una piccola selezione (non esaustiva) degli eventi più importanti di stasera.
Nerds Attack @ Mads
via dei Sabelli 2, Roma (San Lorenzo) - GOOGLE MAP
ore 22.00 - ingresso 5 euro
Per i malati di indie, un evento dedicato ai NERD. La parola non la traduco in italiano, perchè non rende. Ma in ogni caso, non capisco molto bene che significa fare una festa Nerd. Saranno obbligatori gli occhialetti? Così come non capisco che ci starà dentro il free press che sarà presentato stasera al Mads: Nerdly. In realtà basta una ricerchina su google e si scopre che è il giornale cartaceo dell'underground experience (esperienza sottoterra, ma in inglese è molto più cool, e fa molto indie) di NerdsAttack. Ecco i gruppi.
Masoko ( che presenteranno il nuovo cd Masokismi)
A Modern Safari
La Calle Mojada
Modena City Ramblers @ Alpheus
Via del Commercio 36, Roma (Ostiense)
Ore 21.30 - Ingresso 12 euro
Io ci vado. Non in completa libertà, sia chiaro. Non impazzisco per il "combat folk", ma la mia ragazza un bel po', perciò l'accompagno. In realtà, ci vado ben volentieri. E' buona cosa non perdersi i concerti di chi ha fatto la storia. E i MCR hanno fatto la storia del folk (e non solo) italiano (ma perchè esiste un folk italiano?mamma mia. E comunque i Modena non sono solo Folk). In più, fanno ottima musica e non è poco. Gli ho già visti due volte live e vi assicuro che i loro gig sono coinvolgenti, anche se non sei fan accanito (come me). Fanno ballare, saltare e pensare. Allegri, ma non troppo.
Per la cronaca, presentano il nuovo disco "Onda Libera" e riceveranno il premio "Arte e Diritti Umani" da Amnesty.
Linea 77 @ Init
via della stazione tuscolana 133 roma (Zona Appia Nuova, Ponte Lungo)
apertura 21.30, ingresso 15 euro
Inutile dilungarsi, i linea li conoscete. Sennò accendete un po' mtv o cercate su youtube ( mi so rotto di fare tutto io) e decidete se valgono 15 euro dell'ingresso. Io ho già deciso.
NUOVI AGGIORNAMENTI POSSIBILI _ Stay Tuned
Aldo Gianfrate
Per quelli che...lo ZOOBAR é uno stile di vita

Non è una discoteca, non è un pub, non è una balera, ma uno stile vita... Ebbene si, con le sue serate, i suoi concerti live, la sua musica e dulcis in fundo( da notare come questa espressione è gia stata utilizzata tre volte in soli 3 post di cui sopra) il suo OPEN BAR, ha ormai catturato le nostre vite!! Per i veterani di questo "stile di vita", tra cui io sottoscritto, è diventato un appuntamento (quasi) fisso e imperdibile, per le new entries invece è diventato una magnifica scoperta; e per chi ancora non sa di cosa sto parlando... beh scopritelo!!
Forse con questo post sono andato, per così dire, fuori tema rispetto alle "3 C" di cui questo blog dovrebbe occuparsi... ma come abbiamo detto, anzi come ha precisato Andrea, questo blog vuole "rinnegare la sistematicità e buttarsi tra le braccia del random..." Visto Andrè ho messo anche il virgolettato...!! Per tanto credo che qualsiasi cosa che abbia a che fare con la musica, e con la nostra dieta musicale e culturale( eh si perchè anche lo Zoobar ne fa parte) sia ben accetta...
ah a chi interessasse:
http://www.zoobar.roma.it/
http://www.facebook.com/home.php?ref=logo#/group.php?gid=125367305061&ref=ts
tra le Serate...
SABATO 28 MARZO Tornano a Roma, ospiti di BigBamboo MightyFamily, i veterani del Fareast!!..con ormai 10 anni di storia alle spalle, il sound di Udine, in full crew per l'occasione, infiammerà la yard dello Zoobar con la sua incredibile dub-box sempre up2di-time e il suo hype coinvolgente..a ting called dancehall madnesss!! impossibile mancare...
giovedì 26 marzo 2009
solo un ricordo su qualcosa che tanto bene non riesco a tratteggiare

E mentre i miei collaboratori ronfano (esponenti della classe operaia che a quest'ora rientrano dalla fabbrica...), io parlo di musica... e di mia nonna (prego annettere link a mia nonna, perché io non lo trovo). era il 1999. avevo 14 anni. l'infanzia ormai un lieve ricordo, l'adolescenza già uno stato mentale, adoravo quei giorni in cui, uscendo dal liceo, andavo a pranzo da lei. il piatto prescelto era sempre lo stesso: crocchette di riso, cibo che da un paio d'anni è divenuto il simbolo di ferragosto e pasquetta con/tra i miei amici. io per andare da nonna facevo sempre tardi, sapendo che lei non era indaffarata, non doveva correre da nessuna parte, ed anche un'ora che sarebbe risultata assurda ai miei per lei non risultava essere alcun problema. erano tempi in cui stare fuori di casa un minuto di più era quasi un obbligo morale, per noi giovincelli puberali. un mio amico mi aveva prestato il primo disco dei Cure, una band che ora non mi sognerei mai di riascoltare (con un certo tipo di musica depressa preferisco venire a patti, e accanto ci metto sempre un pò di roba allegra, altrimenti il suicidio mi sembra un'opzione neanche troppo remota e da scartare a priori), e quel disco lo amai. fu un periodo in cui lo ascoltai settanta volte al giorno, perché era effettivamente un bel disco - Three Imaginary Boys - e la cosa bella era andare dopopranzo a stendermi sul letto matrimoniale che mia nonna non usava più e lasciarsi abbandonare a quelle note secche, prive di fronzoli, dritte al punto. immaginavo mio nonno che andava - lui che in guerra aveva conosciuto la prigionia - ad un concerto dei Cure e diceva al cantante che era ormai troppo grasso, e che sarebbe stato più dignitoso ritirarsi, vista la pappagorgia e il colesterolo in eccesso. e ricordo che il disco veniva aperto e chiuso, nella registrazione in cassetta messa a punto dal mio amico, con due spezzoni di colonna sonora di film western. erano due spezzoni che ho adorato, e che adoro tutt'ora (che strano, non ascolto più i Cure ma mi piacciono due cose marginali di quella cassetta). ed è stata una cosa bellissima, quando quest'estate raitre ha riproposto i film di Sergio Leone tutti i sabato, scoprire che quella coloonna sonora era di C'era una volta il west, un film bellissimo. quello stesso sabato, uscendo in paese, vidi lo stesso mio amico che mi aveva prestato la cassetta, e che mi disse: "Ma dove sei stato?è sabato, è mezzanotte e mezza, e tu te ne stavi a casa a vedere i film di Leone!!!". certa gente non se ne rende conto di quanto è importante nelle nostre biografie interne...
P.s. : ecco i due spezzoni uniti in uno solo (che poi è l'originale...):
L'autore è Ennio Morricone.
Andrea Macrì
"Hai Da Accendere" - Razzismo Italiano e L'Arte dei Rom

"Hai da accendere?" Una domanda che mi è stata fatta oggi. E mi ha un po' stupito. Niente di strano, in realtà. Se non fosse che a chiedermelo è stato un signore di mezza età (che significa poi, mezza età) seduto di fianco a me, in un vagone della metro-A di Roma. L'uomo mi ha risposto, sorridente, prima che potessi chiedergli qualunque domanda: "Così le diamo fuoco.."
Lascio rabbrividire anche voi. Parlava di una donna, certo. Una donna che si è fatta largo tra la folla dell'ora di punta, con un bimbo imbacuccato e legato al grembo, un bicchiere di plastica in mano. Zingara, ovviamente.
Ora, che io sia un moralista, lo escludo. Tantomeno mi interessa quel che fanno/pensano gli altri. Però ammetto che sta storia mi ha colpito. Sarà che l'uomo mi stava simpatico. I suoi capelli bianchi, il suo impermeabile di qualità (da quando ne capisco di impermeabili?), il corriere sotto l'ascella, persino la barba incolta da intellettuale. Un uomo per bene, senza dubbio. Sarà la tranquillità con cui mi parlava, convinto che sarei stato d'accordo, che mi sarei fatto una risata insieme a lui.
E io che pensavo che il razzismo era solo nei film. Americani. Che in Italia era rilegato a qualche antiquato saluto fascista, magari con la testa rasata. E invece...Di che mi stupisco? Dopotutto il razzismo è paura. E debolezza. E quando mai l'Italia è stata forte e coraggiosa?
Intanto, ascolto uno zingaro che nell'Italia paurosa faceva il lavavetri, ora apre i concerti a Madonna (ma con lei non c'entra proprio nulla). Eugene Hutz, si chiama, ed è il frontman incredibilmente dolce e poetico dei Gogol Bordello. Ucraino e rom, fa punk. Quello vero. Quello anarchico e libero sul serio. E' la mia band preferita del momento. E' musica che mette allegria con la sua malinconia. Non so se mi spiego.
Aldo Gianfrate
P.S.: Qui sotto i Gogol Bordello al David Letterman. Anche se la musica non vi piacerà, non potrete fare a meno di sorridere. E' gioia che contagia.
gummo, o della spazzatura bianca e pre-napoletana
uno dei film più sconvolgenti della storia (tanto che ancora oggi il giudizio su di esso sta tra il capolavoro e la ciofeca gratuita) si apre con le immagini in 16mm dell'uragano Gummo e di una cittadina, Xenia nell'Ohio, accompagnate dalla voce fuoricampo sofferente e rauca di uno dei piccoli protagonisti.
personalmente, la prima volta che vidi Gummo ne ero un pò spaventato, perché ne avevo sentito parlare come di un film schifoso, raccapricciante. E, in effetti, per molti tratti lo è: ragazzini che passano il tempo a cercare gatti da uccidere e rivendere a ristoranti o a sniffare colla, ragazzine che vivono in case senza genitori e il cui tempo viene speso a radersi le sopracciglia (ed ho omesso altre scene più pesanti...). birre. omosessualità giovanile. decadenza totale. solo che Gummo è un pò più di questo: privo di un filo logico che unisca le vicende dei personaggi (it's postmodernism, baby), il regista Harmony Korine si concentra sul descrivere la vita del luogo e di chi ci vive seguendo sia le vicende "interessanti" che i tempi morti, in cui non avviene nulla e in cui la sensazione di esser quasi di fronte ad un documentario sull'american white trash è forte. Gummo.
personalmente, a volte la visione è insostenibile (un semplice farsi il bagno diviene pura anticipazione delle discariche urbane odierne) ma ne vale la pena. "un'esperienza", si potrebbe dire. Gummo è un'esperienza. da non guardare se si preferiscono i film di Vanzina, Gummo è una sfida. una sfida a far rabbrividere lo spettatore senza gettare una goccia di sangue. e qui per lo spettatore stesso non c'è identificazione possibile con alcun personaggio: Korine sembra quasi un entomologo che illustra a noi, suoi entomologi praticanti, un mondo con distacco, distacco che viene colmato dalla crudezza di alcune scene (che a volte fanno BAM e ti si conficcano nel cervello per il loro "squallore").
più che "guardatelo" mi viene da dire "provatelo". una cosa è certa: Gummo mi dà l'idea di essere un film in cui la messa in scena, la finzione, quasi non esistono, e che quella che ci passa davanti agli occhi non è altro che la vita. deplorevole e schifosa quanto si vuole, ma pur sempre la vita.
e questo è quanto. un saluto
Andrea Macrì
finiamola di cominciare...
ok. dunque. il nostro vuole essere un blog semi-dialogico (tra noi che lo scriviamo) senza cadere nell'autoreferenziale; aperto ai commenti (sennò che ci stanno a fare...); spassionato e pronto al confronto - in risposta ad aldo e savino: non sono snob, sono solo un aristocratico dello spirito (...che?). mi spiego: siamo tempestati di informazioni e consumi culturali che stringono la gola del nostro tempo con il loro laccio invisibile. io non dico che il mainstream sia un male (vedi gialappa's, vedi il grande lebowski). dico però che abbiamo così poco tempo che dovremmo usarlo a cercare cose belle o comunque particolari, alternare le cose "facili" a cose che devono un minimo impegnarci. per questo, le cose che amo di più sono quelle che uniscono popolare e criptico, che tracciano una linea di congiunzione tra il "tutta l'arte deve essere perfettamente incomunicabile" di Carmelo Bene (se non sbaglio) e la stupidità di Cetto La Qualunque. e questo è quanto. un saluto
Andrea Macrì
Da dove cominciamo? Atto III...
E come potrei non essere IO il "dulcis in fundo..." già, proprio a me l'arduo compito di non cadere nel banale dopo aver letto i due (precedenti) post dei due miei cari colleghi...Ma forse lo farò rifacendomi a ciò che hanno scritto. Io per nulla anti-televisivo e anti-mainstream, anzi,televisivo al 99,9% (non dico 100% perchè quello 0,1 % di anti potrei averlo anche io) potrei definirmi il "TERZO incomodo" o se vogliamo controcorrente rispetto ai miei due colleghi bloggers...l'uno appunto filosofico,anti-tutto.. l'altro beh "piu vicino" al trash( senza offesa Aldo) e io sottoscritto l'emblema del popolare, dell'uomo medio italiano. E dato che 3C riassumono, a mio modesto parere, tutto ciò che fa parte della cultura( bassa, media e alta) italiana e non solo, chi meglio di noi 3 ne può essere rappresentativi????
Forse sono caduto un pò nel banale mi sa...
Un saluto
Savino Di Luna
Da Dove Cominciamo (2) - Zero A Zero
"Questo blog rinnega la sistematicità e si butta fra le braccia del random."? Come avete capito il collega Macrì è quello poetico, quello metaforico e un po' artista. Anti-televisivo, ovviamente, e anti-mainstream a tutti i costi. Sì, esatto: quello SNOB.
Io no. Io sono ben più pratico e ben meno snob, anche se mi piacerebbe. Anti-televisivo e anti-mainstream, ma mai fino in fondo. Un wannabe, come direbbero gli inglesi. Ma non frustrato, felice di esserlo piuttosto. Amo lo "Zero a Zero", come direbbe un conduttore radiofonico romano e laziale. Perchè prendere una posizione? faticoso e, sicuramente, sbagliato.
In realtà, ce ne sta pure un altro. E sì, siamo tre. Ma il terzo è meglio lasciarlo al futuro. Dulcis in fundo (eh sì, il latino dà un tocco di colto a tutto il post, ma dato che conosco solo questa e qualche altra banale citazione, mi fermo qua).
Siamo 3, appunto, come il titolo. Ma nessuna delle nostre iniziali è una C. Peccato, sarebbe stato perfetto. Ma siamo già perfetti abbastanza, quindi meglio così. Lungi da noi essere perfetti, (brr, rabbrividisco al solo pensiero) dunque meglio così.
Questo è quanto, saluti
Aldo Gianfrate
P.S.: Aveva ragione Macrì, riguardo al random dico. Tanto random che ho lasciato l'onore e l'onere (mamma mia, che belli i luoghi comuni...scherzo, è ovvio) del primo post. Senza neanche sapere ciò che avrebbe scritto. Eppure sono perfettamente d'accordo con la sua filosofia, ma tanto andava bene qualunque cosa..
Da dove cominciamo?
Questo blog rinnega la sistematicità e si butta fra le braccia del random. Le tre C del nome sono cinema, calcio, concerti - tre argomenti su cui noi abbiamo fatto convergere i nostri interessi ("convergere i nostri interessi?" sembra una pubblicità della mediolanum...). Avremmo potuto aggiungerci "comunicazione", ma è una parola che è troppo inflazionata al momento. E dunque 3C, che non sarà una rassegna dei film in uscita nelle sale o un processo ai fatti della domenica sportiva o un calendario dei concerti, ma un collage per definire, pezzo per pezzo, la nostra dieta mediale (aaaaaaarrrrrgggggggghhhhhhh!!! altro termine inflazionato nella nostra facoltà) e culturale. e questo è quanto. un saluto
Andrea Macrì