giovedì 7 maggio 2009

La rubrica del cretino - L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Qui parliamo dei film che potreste vedere prima di addormentarvi, se non dovete già studiare/stare-col-partner/drogarvi/riposare/giocare-a-calcetto/uscire o altro. Quelle sere in cui dite: "Stasera mi guardo un film". Poi controllate il pc o il sito di streaming, e ne avete troppi, e non riuscite a decidere. Perchè la scelta è vastissima, e perdete troppo tempo a decidervi, e alla fine abbandonate l'opzione film e guardate o serial o video scrausi su youtube. Vi giustificherei solo faceste una delle attività sopra elencate, o quantomeno leggeste. In quel caso, magari, teneteveli (questi film) per quando (non) avrete tempo.

Premessa alcolica

Prendetevi del whisky. Possibilmente la bottiglia intera (per gli astemi, non so: è una condizione lontana da me, questa). Poi cominciate a vedere questo film. La voce fuori campo che comincia a parlare mentre sullo schermo passano immagini filtrate attraverso una lente nitida al centro ma sfocata tutt'attorno (so che esiste un termine tecnico per tale lente, ma non lo conosco). Poi guardate il fondo del bicchiere: vi sembrerà simile alla lente, forse. Poi riempitevi il primo bicchiere. E sorseggiate con calma, perché il film è bello lungo. Se poi preferite berne tanti, di bicchieri, e siete di quelli che lo reggono, buon per voi. Avete tutto il mio rispetto.

Pogues

La prima volta che incrociai il nome di Jesse James fu con una canzone dei Pogues, gruppo irlandese cui, secondo me, gruppi come i Modena City Ramblers devono pressoché tutto. Jesse James era, in poche parole, un bandito che nella seconda metà dell'Ottocento faceva un casino di colpi a banche e treni in vari stati d'America. Quello che non sapete (o comunque quello che viene anche fuori dal film) è che la figura di Jesse James era sfuggente e mitica, tanto che era visto come un eroe lanciato contro lo status quo.

Dominik

Questo è il (cognome del regista. Questo è il cognome che io e la persona con cui ho visto il film abbiamo aspettato (é arrivato subito, per fortuna) alla fine delle immagini. Perché non lo conoscevamo e perché il film è davvero bello. Ma lo è non tanto per la storia in sè, quanto per il modo in cui viene raccontata. La voce fuori campo è usata alla grande (quasi a far sentire il peso della Storia che nel frattempo è passata da quei giorni), e la fotografia, bè, signori, è tra le più scorticanti io abbia mai visto: alcuni campi lunghi sono puro SPETTACOLO, sono talmente belli che potresti stoppare il film, stamparteli e appenderli in camera e vantarti con estranei: "questa l'ho fatta nel mio viaggio in Nebraska".

Vite parallele

Il mito di Jesse James è visto come un parallelo tra due vite (la sua e quella di Robert Ford) che dovrebbero avvicinarsi e diventare la stessa (su spinta del secondo) e invece terminano con un corto circuito, perché due cose non possono mai essere davvero identiche. La figura di Robert Ford ne esce fuori quasi non dico giustificata, ma quanto meno come degna d'esser oggetto di compassione. Il che non è un male. Perché durante il film Jesse James porta continuamente il peso delle sue responsabilità e della sua leggenda, ma vuole morire. E Bob lo accontenta, in un certo qual modo. Solo che l'uccisione non gli darà nessuna gloria. Insomma, un film di sconfitti. Una pratica che mi ricorda "Il cavaliere oscuro" (sto forse dando di matto?).

Smettetela di correre e fermatevi!

Insomma, è un western. Ed è anche un pò lento. Ma quella lentezza è riempita con così tante cose belle (le scene d'azione, i dialoghi, il recitato, le inquadrature, le musiche) che passa tranquillamente. E poi c'è anche un'apparizione di Nick Cave. Che diamine!




Andrea Macrì


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